La ricerca delle proprie radici alla base di questo emozionante racconto, di un ragazzo Australiano che ha partecipato alla manifestazione

Conferenza di Melbourne
Settantasette giorni fa ho avuto il piacere di incontrare un gruppo di ragazzi figli e figlie della prima generazione degli emigranti Pugliesi. I nostri genitori che riluttatamente abbandonarono le loro case già dalla loro nascita, spesso lasciando le loro famiglie e le loro città rurali della Puglia per vivere in grandi metropoli in tutto il mondo.
Che i nostri genitori condivisero tali viaggi, le lotte, i trionfi e i batticuori non è in dubbio.
Quello che noi ragazzi dovremmo condividere e avere in comune è un’altra questione complessivamente differente.
Il venire da così lontano, dal Sud Africa, dalla Francia, dalla Germania, Svizzera, Canada, Stati Uniti d’America, Uruguay, Colombia e dalla mia Australia – cinque continenti – mi ha posto un enorme punto di domanda così come me l’ha posto l’enorme successo della conferenza dei Giovani Pugliesi nel Mondo a Melbourne. Io sono cresciuto seguendo il football australiano, andando al mare durante le vacanze di Natale, e avendo come nazione più vicina la Nuova Zelanda lontana 5 ore di aereo. Matt di Toronto d’altra parte è cresciuto seguendo l’Hockey su ghiaccio, va nella gelata foresta Canadese per le vacanze di Natale e potrebbe attraversare il lago a Michigan.
Il mio errore è stato comparare le nostre differenze – il fatto di essere io Australiano e lui Canadese.
Ciò che ho avuto sempre presente nella mia vita è il fatto che essere Australiano non era la mia sola identità e anche se è o no la mia nazionalità principale, ciò non nega le mie origini italiane e pugliesi
Per quanto possa ricordare, sono stato sempre consapevole del fatto che vivendo nell’Australia multiculturale, ero parte di una comunità alla quale non appartenevano le mie radici – la lingua dei miei genitori e degli altri parenti, il cibo che mangiamo, la maniera con la quale viviamo e come interagiamo tra di noi e con la gente al di fuori dalla comunità. Quando io volevo fare qualcosa che altri bambini facevano ma i miei genitori non l’approvavano, era una “brutta figura”(scritto così sull’articolo in inglese, n.d.r) o anche quando io non potevo fare niente nel week-end perché dovevo aiutare la mia gente a fare la salsa…o il vino…o le salsiccie.
Oltre quattro giorni, occupati da una conferenza e da gruppi di lavoro non sono stati abbastanza per ricercare l’anima dei miei passati 20 anni. Ma ugualmente si è stabilito un legame – difficile da spiegare ma sicuramente dimostrabile dal fatto che noi potremmo parlare, ridere e bere insieme come se fossimo stati separati per parecchi anni e ci fossimo riuniti insieme per la prima volta. Io so che un legame si è stabilito perché anche se è difficile scrivermi sempre via e-mail con la maggiorparte degli amici conosciuti, penso ancora tantissimo a loro e so che quando li rivedrò ancora, saremo come vecchi amici che si capiscono tra di loro senza essersi detti troppo.
Benedict Anderson, un professore della Cornell University, sostiene che “una nazione è una comunità immaginata“.Una comunità è stata realizzata a Melbourne 2003 quando noi, il risultato dei viaggi dei nostri genitori dalla loro cara Puglia, ci siamo amalgamati e abbiamo condiviso le nostre esperienze. La speranza è l’inizio di una comunità, che consoliderà, promorrà e condividerà la cultura che ci hanno trasmesso i nostri genitori.
PS. Anthony Ciavarella è uno studente Australiano che ha partecipato alla Conferenza dei Giovani Pugliesi nel Mondo che si è tenuta a Melbourne nell’Ottobre 2003. Alla conferenza hanno partecipato giovani Pugliesi da tutto il mondo in un vero “percorso” lavorativo e interiore alla ricerca delle radici e nel rinsaldamento dei legami con la Puglia.
Anthony Ciavarella (traduzione di D.R)
da www.giovanipugliesinelmondo.org


